È molto comune, tra chi segue le evoluzioni della transizione energetica, la preoccupazione circa le reali possibilità di un completo passaggio all’elettrico. A essere incerta è la capacità del sistema di reggere a una richiesta di energia elettrica in costante aumento e utilizzata da una quantità e varietà sempre più ampia di installazioni e veicoli (condizionatori, auto elettriche, macchine agricole, frigoriferi e così via).
L’ampia adozione di strumenti e veicoli ad alimentazione elettrica anche nel campo dell’agricoltura rende la questione estremamente centrale anche per questo comparto. Per essere validi, gli sforzi R&D di aziende come RINO Electric dovranno essere corrisposti da una capacità di produzione elettrica sempre più elevata, nonché sostenibile nel lungo periodo. È così?
L’evoluzione dei consumi elettrici
Per rispondere ci rifacciamo all’autorevole parere di Nicola Armaroli del CNR, interpellato da Vaielettrico sul tema. La risposta alla questione si basa essenzialmente sui fabbisogni del parco auto, ma le stesse considerazioni possono essere facilmente estese a ogni comparto nel quale l’elettricità sarà sempre più sfruttata per l’alimentazione di mezzi e strumenti di lavoro (come l’agricoltura).
Oggi le auto elettriche sono circa 100.000 su un parco auto di oltre 37 milioni di mezzi e, qualora tutte le auto fossero alimentate con energia elettrica, sopperire alle richieste richiederebbe un aumento del 15% dell’attuale produzione. Si tratterebbe di una quota gestibile anche grazie ai progressi nel campo delle fonti rinnovabili e grazie anche efficientamento energetico, che riduce la richiesta di energia primaria.
Secondo i dati elaborati dalla IEA, l’Agenzia internazionale dell’Energia, nel 2021 i veicoli elettrici attivi globalmente hanno consumato 55 TWh, ossia meno dello 0,50% dei consumi elettrici totali.
Come gestire, invece, le richieste di picco? Se, in un’ipotesi ovviamente solo teorica, tutte le auto elettriche fossero messe in ricarica nello stesso momento, richiederebbero un assorbimento di 50 GW. Impossibile, però, che ciò si verifichi e, in ogni caso, le innovative reti elettriche smart riescono a regolare la distribuzione dei carichi e stabilizzare la rete.
Ovviamente, però, nel processo di transizione energetica verso l’elettrico, sarà importante procedere in maniera sostenibile e attenta e, in questo contesto, diventa essenziale l’implementazione di sistemi di ricarica intelligente e preferibilmente slow, che contribuiscono a un’eccellente pianificazione generale dei consumi e delle forniture.
Fa notare, infine, la IEA, che a fronte dei possibili rischi su consumo o sui picchi di richieste dell’elettrico, usando veicoli green si potrà ridurre sostanzialmente il consumo di petrolio, un elemento essenziale se si vuole puntare a una transizione ecologica davvero efficace e tutelare il Pianeta e i suoi abitanti, noi compresi.
Nuovi progetti per l’Europa: ACC e Umicore
Sono numerose, inoltre, le aziende e i progetti statali che si stanno già muovendo verso la direzione ecologica, implementando progetti ambiziosi che puntano a sopperire alla sempre maggiore richiesta di batterie elettriche con parametri di qualità e sicurezza certificate.
Un esempio è la Automotive Cells Company (ACC), ovvero la joint venture tra Stellantis, Total e Mercedes Benz, che è stata costituita allo scopo specifico di dare vita a un leader europeo per lo sviluppo e la produzione di batterie elettriche. A finanziare la ACC sono oltre 1,3 miliardi concessi dal governo francese e da quello tedesco,
Le gigafactories avranno sede a Douvrin, in Francia, a Kaiserslautern in Germania e anche in Italia, nell’ex stabilimento FCA di Termoli (un investimento di ulteriori 2,5 miliardi di euro).
Inizialmente la ACC punta a una capacità produttiva di 8 GWh, che incrementeranno fino a 48 GWh entro il 2030, sopperendo al 15% del fabbisogno europeo complessivo (che si stima sarà di circa 400 GWh entro quell’anno).
A supporto dell’impianto pilota della ACC a Nersac (Francia), ci sarà anche l’esperienza della società belga Umicore, specializzata nel recupero e nel riciclaggio di materiali. Essa metterà, infatti, a disposizione dell’impianto una nuova versione della sua tecnologia per il riciclo delle batterie, che è in grado di recuperare percentuali altissime (circa il 95%) di nichel, cobalto e rame, ma anche la maggior parte del litio.
L’azienda si basa su processi ecologici e sostenibili e, se oggi ha una capacità di trattamento di circa 35.000 batterie all’anno, dovrà incrementarlo a un milione, per fare fede all’accordo preso con la ACC.
Si tratta di uno dei numerosi progetti in corso, che si intrecciano per far fronte a una rivoluzione green che è ormai inarrestabile, oltre che assolutamente essenziale per la tutela del pianeta.